
Parte la sperimentazione del nuovo modello di assistenza sanitaria digitale che porterà servizi di monitoraggio e cura direttamente nelle case dei pazienti isolani, integrando la medicina tradizionale
La Camera dei Deputati ha ospitato la conferenza “Isole in Salute”, evento promosso dall’Intergruppo Parlamentare Sviluppo Sud Aree Fragili, che ha acceso i riflettori sul progetto degli ospedali virtuali. I partecipanti hanno discusso di telemedicina nelle piccole isole, aree interne e Sud Italia. In questi territori, infatti, la distanza geografica ostacola l’accesso equo alle cure. A questo proposito, le istituzioni hanno firmato un accordo con 21 comuni isolani. Questa intesa permette di monitorare a distanza le prestazioni sanitarie insieme a una sperimentazione della congruità delle tariffe di teleassistenza per ogni singola prestazione, identificando le più importanti. Un’intesa sviluppata congiuntamente dal ministero della Salute con Agenas e Azienda Zero della Regione Calabria.
Il modello degli ospedali virtuali punta a creare un’infrastruttura digitale innovativa. Questo sistema integra perfettamente l’ospedale, il territorio e il domicilio del paziente. Un progetto innovativo sviluppato congiuntamente da Agenas e Azienda Zero della Regione Calabria. Alla conferenza hanno partecipato l’on. Simona Loizzo e l’on. Ugo Cappellacci. Erano presenti anche Angelo Tanese (Agenas) e Alfredo Cesario (Fondazione Gemelli IRCCS). Tra gli interventi anche Gandolfo Miserendino (Azienda Zero Calabria), insieme ai rappresentanti dei comuni.
Il nuovo accordo per la telemedicina nelle piccole isole
L’obiettivo principale è garantire cure eque e omogenee ovunque. La medicina digitale, tuttavia, non sostituirà l’approccio convenzionale. L’on. Loizzo spiega i dettagli pratici dell’iniziativa. «È un progetto di avvicinamento della sanità alle case dei nostri pazienti. Abbiamo chiuso un accordo con le piccole isole: sono 21 quelle che riceveranno delle prestazioni di teleassistenza. Una fra tutte la terapia di osservazione dei bambini con disordini neuropsichiatrici nella prima infanzia».

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